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XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della

 XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Mc 12, 41-44

Anno B

 

S. Ambrogio commenta:

 

La Scrittura ... insegna anche come convenga essere misericordiosi e generosi verso i poveri e che non bisogna tirarsi indietro in considerazione della pro­pria povertà, perché la generosità non si valuta in base all'ammontare dei beni donati, ma in base alla disposizione d'animo con cui si fa la donazione. Pertanto le parole del Signore antepongono a tutti quella vedova di cui egli dice: Questa vedova ha dato più di tutti. Con tale giudizio il Signore da tutti un insegnamento morale: che nessuno, per la vergogna di essere povero, sia distolto dal prestare il proprio servizio; né i ricchi si facciano illusioni per il fatto che credono di dare di più dei poveri. Infatti vale di più una monetina presa dal poco che un tesoro at­tinto da una ricchezza grandissima, poiché si valuta non quanto si dà, ma quanto resta. Nessuno dà di più di chi non conserva per sé. Perché tu, che sei ricca, ti vanti al confronto con chi è povero? E mentre ti copri tutta d'oro, strascicando la veste preziosa per terra, come fossi da meno e pic­cola di fronte alle tue ricchezze, vuoi essere onorata perché hai superato nelle elemosine il povero? An­che i fiumi straripano quando ridondano; tuttavia è più gradito bere ad un ruscello. Anche i mosti spu­meggiano; quando fermentano, e l'agricoltore non giudica un danno ciò che si versa. Mentre le aie ge­mono, quando la messe è battuta, il grano salta fuo­ri; eppure, mancando le messi, l'anfora non manca di farina e l'orcio pieno d'olio gocciola. La siccità provocò l'esaurimento delle botti dei ricchi, mentre il minuscolo contenitore d'olio della vedova ridon­dava. Dunque non si deve considerare ciò che sputi per fastidio, ma quanto offri per devozione. Pertan­to nessuna ha offerto più di colei che ha nutrito un profeta con il cibo dei figli. E perciò, poiché nessu­na ha offerto di più, nessuno ha meritato di più. Questa è l'interpretazione morale. Tuttavia nemmeno a livello di interpretazione mi­stica è trascurabile questa donna che getta due dena­ri nel gazofilacio. È certamente grande costei che per giudizio divino ha meritato di essere anteposta a tut­ti. Forse è quella che, attingendo dalla sua fede, ha offerto in sostegno agli uomini i due testamenti e perciò nessuna ha fatto di più. E nemmeno alcun uomo ha potuto uguagliare in quantità l'elemosina di colei che ha unito la fede alla misericordia. Anche tu dunque, chiunque tu sia ... non dubitare di gettare due monete nel gazofilacio, perfetta come sei e nella fede e nella grazia.

Beata colei che trae dal suo tesoro l'immagine inte­gra del re. Il tuo tesoro è la sapienza, il tuo tesoro è la castità e la giustizia, il tuo tesoro è il buon intel­letto, simile al tesoro dal quale i Magi trassero oro, incenso, mirra, quando adorarono il Signore, indi­cando con l'oro la potenza del re, manifestando con l'incenso l'adorazione a Dio, confessando con la mirra la risurrezione del corpo. Anche tu hai questo tesoro, se lo cerchi in te stessa. Infatti abbiamo un te­soro in vasi di creta. Questo è il tesoro che devi of­frire, perché Dio non esige da te il valore del metal­lo luccicante, ma quell'oro che nel giorno del giudi­zio il fuoco non può consumare. Né richiede doni preziosi, ma l'odore della fede che gli altari del tuo cuore esalano e la volontà della mente fedele spira. Dunque, da questo tesoro sono tratti non solo i tre doni dei Magi, ma anche le due monete della vedo­va, nelle quali risplende integra l'immagine del re celeste, lo splendore della sua gloria e l'immagine della sua sostanza. ... Gareggiate con costei, o figlie: infatti è buona cosa gareggiare sempre nel bene. Ga­reggiate per doni migliori. Il Signore guarda; vi guarda - ripeto - Gesù, mentre vi avvicinate al gazo­filacio e pensate di dover offrire una piccola moneta tratta dalla ricompensa per le vostre buone opere. Dunque qual gran cosa è che tu offra le tue monete e acquisti il corpo di Cristo. Perciò non presentarti a mani vuote di fronte al Signore tuo Dio, vuote di misericordia, vuote di fede, vuote di castità. Infatti il Signore Gesù non è solito guardare e lodare quelle che sono sprovviste, ma quelle ricche di virtù.

 

(Dal Trattato Le vedove V, 28-32)

 

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