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II Domenica di Avvento

Commento al Vangelo della II Domenica di Avvento Lc 3, 1-6

Anno C

 

La domenica scorsa, come si è visto, è stata piuttosto un’in­troduzione all’anno liturgico. Con questa seconda domenica, invece, la liturgia ci fa entrare pienamente nel tempo di prepa­razione al Natale. E sappiamo che questa solennità, per la Chiesa, non è una semplice commemorazione storica della nascita di Gesù, ma vuole farci prendere sempre più coscienza del mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. E sappiamo anche che que­sta solennità, dato il posto fondamentale che essa occupa nel­l’anno liturgico, è accompagnata da una grazia speciale per far crescere sempre più Gesù in noi ed il nostro rapporto persona­le con Lui.

Ma in che cosa consisterà questa preparazione? Nel rimuo­vere dal nostro cuore tutti quegli ostacoli che ci impedirebbero di raccogliere questi frutti di grazia. La liturgia ci aiuta attraver­so due modelli e due guide eccezionali: la figura di Maria (la cui celebrazione cade sempre l’8 dicembre) e la figura del Battista (vista da due angolazioni diverse) rispettivamente nella secon­da e terza domenica di Avvento. Giovanni il Battista è l’ultimo dei grandi profeti suscitato da Dio precisamente per preparare il suo popolo alla venuta del Signore.

Viene subito in evidenza il taglio col quale l’evangelista introduce la figura del Battista: «Nell’anno decimoquinto del­l’imperatore Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governa­tore della Giudea..., sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».

In questo modo l’evangelista vuole senz’altro inquadrare storicamente l’inizio dell’era nuova, ma soprattutto vuole richiamare la nostra attenzione sulle vie scelte da Dio per por­tare a compimento il suo disegno di salvezza. Quelle di Dio non sono mai le vie del potere, sia esso politico o religioso rappre­sentati nel nostro caso dall’imperatore romano e dai sommi sacerdoti in Gerusalemme. Dio non si serve mai dei grandi e dei potenti di questo mondo, ma dei piccoli, degli umili e dei semplici, attenti e docili alla voce della sua parola.

Il Battista non è uno cresciuto, come dirà Gesù, nelle corti dei principi e nemmeno presso le grandi scuole degli scribi, ma è uno che ha lasciato tutto, ogni agiatezza, e si è ritirato nel deserto per seguire Dio solo. Ora è nel deserto che lo Spirito Santo lo prepara alla sua missione, la più grande dopo quella di Maria. E dai Vangeli sappiamo con quale forza e coraggio egli avrebbe annunziato la volontà di Dio a tutti - non esclusi i capi politici e religiosi - fino al martirio.

Già questi rilievi potrebbero suggerirci tante cose. Prima tra tutte il valore della fedeltà alla volontà di Dio come via per diventare strumenti del suo disegno di amore.

La lettura evangelica, poi, ci riporta in sintesi estrema l’at­tività del Battista ed il contenuto della sua predicazione: «Preparate le vie del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sia riempito, ogni monte ed ogni colle sia abbassa­to...». Sono le parole con le quali il Battista prepara il popolo alla venuta del Signore.

E qui ci viene suggerita un’altra considerazione. A diffe­renza di certe correnti religiose dominanti, le quali insistevano su un’osservanza della legge mosaica rigida e senza amore, il Battista nella sua predicazione va alla radice del problema: il cambiamento del cuore. Si tratta di togliere dal proprio cuore tutti quegli ostacoli che possono impedire di riconoscere e di accogliere il Signore. Ed in questo modo, il Battista prepara la strada a Gesù, per il quale il cambiamento interiore dell’uomo

sarà il punto di partenza e la condizione indispensabile per la costruzione del suo Regno.

Facendo suo l’appello pressante del Battista, la Chiesa og­gi si rivolge anche a noi e vuole prepararci alla festa del Natale. È un invito a guardare lealmente dentro di noi, per togliere tut­ti quei difetti, vizi, o tendenze cattive che ancora ci fossero: af­fermazione di sé, superficialità, mediocrità, egoismo nelle sue varie forme, consumismo, individualismo, violenza, indifferen­za, disunità tra i cristiani, insofferenza verso tutte le circostan­ze dolorose, in una parola tutto ciò che si contrappone a quel regno di giustizia e di amore che Gesù vorrebbe costruire nel mondo attraverso di noi.

Certamente con le sole nostre forze non saremmo mai capaci di sradicare questi difetti dal nostro cuore. E un lavoro che soltanto Gesù può compiere con la sua grazia. Ed è appun­to quello che egli vuol fare, ovviamente alla condizione che noi vogliamo cooperare con lui facendo bene la nostra parte.

Il Vangelo ci insegna che il primo modo per dimostrare questa nostra buona volontà è la preghiera umile e fiduciosa, con la quale anche nella colletta di questa domenica egli ci incoraggia a chiedere la grazia necessaria per vivere bene la nostra vita cristiana.

 

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