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V Domennica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della IV Domenica del Tempo Ordinario

Lc 5,1-11

Anno C

 

La chiamata dei primi discepoli in Luca è notevolmente di­versa da quella descrittaci nei passi paralleli degli altri Sinottici. Le differenze fondamentali sono due: qui la chia­mata si svolge durante e come conseguenza di una pesca miracolosa, completamente assente da Matteo e da Marco, presente invece, in un al­tro contesto, in Giovanni. In Luca Pietro è il protagonista di tutta la scena, tanto che a lui solo viene rivolta la chiamata di Gesù: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini», anche se di fat­to pure gli altri lo seguiranno.

A differenza degli altri Sinottici, la chiama­ta dei primi discepoli in Luca è intimamente collegata all’attività di an­nuncio e di predicazione del Cristo. «Mentre, levato in piedi, stava pres­so il lago di Genezareth, e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la pa­rola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda... Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedu­tosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca».

L’uso della barca di Pietro per predicare meglio alle folle e la succes­siva chiamata dei primi discepoli-pescatori, stanno a significare questo invito di Cristo a «partecipare» alla sua missione di annuncio: l’evan­gelizzazione è il primo compito di ogni discepolo di Crist! Ed essa va fatta sempre da capo perché ognuno scopra ed esperimenti «personal­mente» il Signore. È l’impegno a cui è invitata la Chiesa universale, ma specialmente, secondo le circostanze attuali, ogni chiesa locale che deve riscoprirsi «missionaria».

Proprio per questo in tutto il brano è predominante il tema della «pa­rola». Abbiamo già visto che la folla «gli faceva ressa intorno per ascolta­re la parola di Dio»; Gesù, scostatosi da riva, «si mise ad ammaestra­re le folle dalla barca». Ma anche la scena successiva della pesca mi­racolosa è tutta imperniata attorno alla «forza» della «parola»: «Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pe­sca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano».

Se il miracolo avviene, avviene per la «forza» creatrice e capovolgitrice della «parola». E questo a un doppio livello: di Cristo che la pronun­cia; di Pietro che la crede. Se Pietro non avesse creduto, «scommetten­dosi» sulla «parola» di Cristo, il miracolo non sarebbe avvenuto.

Questo è molto importante per capire la «primordialità» dell’evange­lizzazione nella collaborazione con Cristo per l’opera della salvezza: è il Vangelo «creduto» e annunciato che salva! Il Vangelo «creduto» e vissu­to fino in fondo prima di tutto dal predicatore e poi, ovviamente, da chi lo ascolta. Allora soltanto può avvenire il miracolo della pesca ab­bondante di «uomini» che abboccano all’amo di Pietro e degli altri Apo­stoli!

È interessante poi notare che Luca non dice propriamente, come gli altri Sinottici, «diventerai pescatore di uomini», ma piuttosto: «Prenderai (gli uomini) per la vita, o vivi», per signi­ficare che Pietro avrà ormai il compito di «catturare» gli uomini per la «vita», correggendo in tal modo l’immagine piuttosto «mortifera» della pesca.

Ed è solo il Vangelo «creduto» fino in fondo che «trasforma» la vita, come è avvenuto appunto per Pietro, per Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, e per Andrea, che però non è qui espressamente ricordato. E quanto l’Evangelista sottolinea nel concludere il racconto: «Tirate le bar­che a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». E l’inizio di una vita nuova che rompe con il passato per proiettarsi verso il futuro, che Gesù e la storia faranno emergere momento per momento: del passato rimarrà solo la trasfigurazione, in positivo, dell’arte della pesca con il corredo di qualità morali, oltre che fisiche, da essa richieste: pazienza, tenacia, at­tenzione, capacità di affrontare il rischio, spirito di sacrificio, ecc. Tutto questo, adesso, servirà per «prendere per la vita» gli uomini con la po­tenza dell’annuncio e l’esempio di una «sequela» fedele di Cristo.

«Seguire significa compiere determinati passi. Già il primo passo, fatto dopo la chiamata, separa colui che segue Gesù dalla sua vita passata. Così la chiamata a seguire crea subito una nuova situazione. Restare nel­la posizione di prima e seguire sono (lue posizioni che si escludono a vi­cenda... Con il fatto stesso di chiamare uno al suo seguito Gesù gli dice­va che per lui non c’era altra possibilità di credere tranne quella di ab­bandonare tutto e di mettersi in cammino con il Figlio di Dio diventato uomo... La via che conduce alla fede passa attraverso l’obbedienza alla chiamata di Cristo. Quel passo è necessario, altrimenti la chiamata di Gesù va a vuoto, ed ogni pretesa di seguirlo senza compiere questo pas­so a cui Gesù invita, diviene una falsa esaltazione».

Non possiamo omettere di fare un’ultima riflessione che il testo lu­cano, a differenza degli altri Sinottici, impone: è la «preminenza» di Pie­tro in tutta questa scena di chiamata e di preannuncio di missione.

E sua la barca che Gesù sceglie per ammaestrare la folla; è a lui che ordina di prendere il largo e di «gettare le reti»; è Pietro che proclama la fede nella «parola» di Gesù, pur dopo l’esperienza di tutta una notte di inutile lavoro; è ancora Pietro che dopo il miracolo, pieno di «stupore», dichiara la sua fede in Gesù, confessan­dolo «Signore»: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore»; è in­fine Pietro che Gesù chiama a seguirlo, prima e più degli altri: «Non te­mere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Si può anche osservare che qui S. Luca anticipa per Simone il nome di «Pietro», che di fat­to solo più tardi Gesù gli imporrà (cf Lc 6,14).

Tutto ciò sta indubbiamente a significare una «funzione» particolare di Pietro nel disegno salvifico di Cristo: è nella sua barca che, anche og­gi, e sempre, Gesù insegna alle folle e compie il prodigio della pesca mi­racolosa. Non c’è «missione» nella Chiesa senza Pietro!

 

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