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Commento alle Letture della Quinta Domenica di Pasqua

                            Commento alle Letture della Quinta Domenica di Pasqua

Anno B

 Le parole di Gesù in questo Vangelo di oggi sono lapidarie e non lasciano possibilità di fraintendimento; infatti il Signore afferma con fermezza: “io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”.

La vita cristiana è una vita vissuta in unione intima e profonda con il Signore, per poter portare molto frutto, non può esistere una vita cristiana autentica senza che questa sia feconda, sarebbe solamente un’illusione. È importante, allora, verificare l’autenticità della nostra vita attraverso i frutti che questa genera e porta ogni giorno. Ma quali sono i frutti che il Signore chiede di portare?

Nel Vangelo di questa domenica non vengono menzionati frutti particolari, ma la lettura attenta della Bibbia ci illumina sui numerosi frutti che scaturiscono dall’unione profonda con Cristo. Infatti, per portare frutto è necessario rimanere uniti a Gesù come il tralcio rimane unito alla vite “senza di me non potete fare nulla” ci dice il Signore, non dice “potete far poco oppure non riuscirete a fare molte cose”. Senza di Lui non possiamo far nulla, la nostra vita non si può realizzare in pienezza senza rimanere uniti a Cristo, saremmo come un tralcio secco che non serve a nulla se non a essere gettato via e bruciato.

L’esperienza di Paolo che, dopo la sua conversione sulla via di Damasco, da persecutore diviene testimone coraggioso che annuncia la buona novella nel nome di Gesù, ci illumina su come la nostra vita può cambiare radicalmente quando con fermezza rimaniamo uniti a Cristo. Infatti l’Apostolo delle genti scopre la pienezza della vita nell’unione con il Signore Gesù e riconosce la sterilità della vita senza di Lui. Nelle sue lettere, racconta i frutti di questa unione e come il Signore lo abbia potato per portare molti frutti. In modo particolare, nella Lettera ai Galati ci dice quali sono i frutti che nascono dallo Spirito, ma ci mette anche in guardia sui frutti che non vengono da Dio, “del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. (Gal 5,19-22)

Il primo frutto che germoglia dall’unione con Cristo è l’amore come ci dice Paolo e come viene ricordato dalla Seconda Lettura tratta dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo, ma non un amore fatto di chiacchiere e di parole vane, ma “con i fatti e nella verità”. Un amore reale e concreto che dà vita e libertà, capace di perdonare, di sostenere, di incoraggiare, di confortare… un amore che si fa testimonianza autentica come quella di Paolo che con coraggio annuncia la buona novella nel nome di Gesù anche di fronte alla persecuzione e nel pericolo della vita stessa.

Non è possibile in questo breve commento analizzare tutti i frutti dello Spirito ma è necessario verificarli nella nostra vita, ricordando due cose importantissime: non è possibile che una pianta produca due frutti diversi, così la nostra vita non può portare insieme i frutti dello Spirito e i frutti della carne, o siamo uniti a Cristo o non lo siamo, perché se un tralcio non è nella vite dissecca e viene gettato via, inoltre è necessario essere “potati” per portare frutto, e queste potature ci vengono dalla vita stessa che dobbiamo vivere secondo la volontà di Dio. In secondo luogo è importante riconoscersi bisognosi di Cristo e del suo aiuto, è necessario rimanere in Lui e pregare incessantemente il Padre che ci doni il suo Spirito infatti “Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13), ma è necessario chiedere costantemente questo dono, perché se lo invocheremo il Padre non potrà non rispondere e non esaudire la nostra supplica.

                       

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