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23 Giugno - XII Domenica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della XII Domenica del Tempo Ordinario

Lc 9, 18-24

 

Continuando la lettura del Vangelo di Luca, la Liturgia della domenica XII del tempo ordinario ci fa rivivere uno dei passi decisivi (Lc.9,18-24) nel quale Gesù interpella la folla, la comunità e noi personalmente sul nostro rapporto con lui.
Nella sua narrazione Luca ha già sottolineato come la questione dell'identità di Gesù si ponga con sempre maggiore insistenza. "
Un grande profeta è sorto tra di noi!" acclamava la folla glorificando Dio dopo che Gesù ha ridonato alla madre il figlio che era morto (Lc.7,16-17). E "chi è costui che perdona anche i peccati?" si chiedevano i commensali del fariseo dopo che Gesù, accogliendo i gesti di intensa tenerezza della donna, le aveva detto: "I tuoi peccati sono perdonati" Lc.7,48-49). Ed il tetrarca Erode pone esplicitamente la questione quando sente le voci che corrono su Gesù che compie opere meravigliose: "Chi è costui, del quale sento dire tali cose?" (Lc.9,10-17)
Adesso è Gesù stesso che prende l'iniziativa di provocare a prendere posizione sulla questione della sua identità e lo fa non proponendo una discussione teorica o ideologica, ma mettendo in evidenza il rischio che la sua presenza sia letta alla luce di schemi culturali o religiosi imposti dal passato della storia del popolo di Israele, invitando a guardare la concretezza della sua persona, della sua vita, delle sue scelte, a vedere lui e a seguirlo sulla sua via: l'identità di Gesù si scopre nella relazione personale con lui, nella condivisione e nella comunione con lui e sperimentando che seguire lui significa scoprire il senso vero della vita.
Se Gesù è un uomo di Dio, occorre vedere "Lui": oltre ogni schema del passato è la novità imprevedibile del Dio vivo che si manifesta in Gesù. Ed è solo con la fede che ci dà il coraggio di andare "dietro" a lui, di camminare con lui che, trovando il senso vero della vita, scopriamo chi lui è: Gesù è la verità dell\'uomo, non in astratto, è la verità che noi sperimentiamo personalmente nella nostra vita. Per questo possiamo dire chi lui è.
La frase con cui Luca inizia il racconto è particolarmente significativa: "Ed avvenne che essendo lui in preghiera, solo, stavano con lui i discepoli e li interrogò dicendo...". È una costante di Luca sottolineare la preghiera di Gesù: l'ultima immagine che egli lascia impressa negli occhi dei suoi discepoli mentre viene portato in cielo è proprio quella dell'orante (Lc.24,50).
Ma cos'è la preghiera di Gesù? E' l'esperienza dell'intimità con il Padre, il momento nel quale egli lascia che tutta la sua vita sia generata dal Padre: è il momento nel quale egli comprende la propria identità come dono del Padre. È "solo": la preghiera è il momento della più profonda solitudine, riempita solo dall'Amore del Padre, è "solo" "con" il Padre.
"Stavano con lui i suoi discepoli". È ancora il mistero della preghiera: la solitudine di Gesù con il Padre è la fonte della comunione con i discepoli, ma occorre che essi entrino nel circolo dell'amore che il Padre ha donato a lui.
"Li interrogò, dicendo...": ecco, comincia il cammino guidato da Gesù stesso, della scoperta della sconvolgente e impredibile novità della sua identità.
"La folla chi dice che io sia?" chiede Gesù ai suoi discepoli. "Giovanni il Battista...Elia...uno degli antichi profeti che è risorto..." è la risposta dei discepoli. La folla ha colto la grande statura morale di Gesù e lo assimila ai personaggi prestigiosi del passato dei quali aspetta il ritorno: la folla interpreta Gesù alla luce del passato, con uno schema di lettura legato alla storia e da lui aspetta che egli faccia rivivere il passato.
("La folla chi dice che io sia?" chiede anche oggi Gesù ai suoi discepoli: forse anche oggi la folla pensa a Gesù come ad un grande personaggio maestro di morale, della religione...)
"Ma voi, chi dite che io sia?": ai suoi discepoli, a coloro che sono con lui, Gesù chiede di andare oltre il pensiero della folla, di entrare in relazione con lui, per poter rispondere personalmente alla domanda: "Chi sono io per voi".
Pietro risponde a nome di tutti: "Il Cristo di Dio". Anche la risposta di Pietro è alla luce dell'attesa popolare: il Cristo di Dio, il Messia era atteso con insistenza per ridare la dignità perduta al popolo di Israele. Un Salmo della scuola farisaica del tempo descrive il Messia atteso come discendente della famiglia regale di Davide, che scaccia gli empi e gli stranieri dalla Terra promessa e da Gerusalemme governa tutti i regni della terra.
Luca descrive la reazione imprevedibile di Gesù, ancora con una frase importante per i discepoli di ogni tempo, chiamati ad annunciare il Vangelo a tutti: "Con tono severo, egli ordinò a loro di non dire questo a nessuno". Gesù con chiarezza e forza ordina ai discepoli di non annunciare un "Cristo di Dio" trionfante. Invece comincia a dire chi lui "deve" essere per realizzare ciò che il Padre vuole che sia: "Bisogna che il Figlio dell'uomo soffra molto, che sia rifiutato dagli Anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, che sia messo a morte e che risorga il terzo giorno".
Ecco l'identità di Gesù: se egli è il "Cristo di Dio" lo è al di fuori di ogni idea di Messia di un Dio che si innalza, ma di un Dio che serve, che discende. È il "Cristo di Dio" perché è il "Figlio dell'uomo" che percorre tutta la via della carne umana nella sua sofferenza, non cercando il potere di ogni tipo, non arrogandosi il diritto di farsi superiore agli altri, ma accettando che la sua forza sia soltanto l'Amore con il quale il Padre lo ama nella fragilità della carne condivisa con tutta la creazione. Gesù è il Messia perché è la presenza nel mondo di un Dio che condivide l'umanità, incarnandosi, capovolgendo la logica umana che non può pensare che Dio sia dentro la carne per amarla ma pensa sempre che Dio voglia che l'uomo esca dalla sua carne per raggiungere lui.
Arrivare a comprendere chi è Gesù, non come noi vorremmo che fosse, ma con la forza sconvolgente dell'Amore di un Dio che si incarna, non è la conclusione di una operazione intellettuale, ma è il frutto di un\'esperienza: solo chi si lascia amare da lui, solo chi lascia che la sua misericordia entri nella fragilità peccatrice umana, solo chi sente che il cuore dell'uomo comincia ad amare quando batte all'unisono con il suo cuore, può conoscere chi lui è.
Per questo Gesù dice a tutti, anche a coloro (anche a noi!) che troppo facilmente danno per scontato di essere suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua..." L'identità di Gesù è l'opposto di ciò che il mondo sente come valido per la riuscita dell'uomo: l'identità di Gesù espone alla derisione del mondo, alla rinuncia a propri progetti (anche buoni!), alla rinuncia al potere, al denaro, agli onori. L'identità di Gesù appare pienamente sulla Croce: solo chi prende ogni giorno la propria croce e segue lui, nella comunione del cuore, può capire chi lui è. Solo Amore concreto, quotidiano, che porta la gioia, dove non c'è la gioia. Che si dona anche al nemico, perché sa che anche il cuore di chi è così povero che non sa amare, fa le guerre piccole o grandi, trama e intriga, ha bisogno di essere amato. Che prega il Padre perché perdoni chi lo mette in Croce, perché non sa quello che fa.
L'identità di Gesù è un cuore umano che ama con la follia di Dio: solo chi si lascia amare può conoscerlo!

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