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25 Agosto - Commento al Vangelo della XXI Domenica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della XXI Domenica del Tempo Ordinario

Lc Cap. 13 22-30


Il testo del vangelo di oggi costituisce un forte richiamo alla consapevolezza e alla responsabilità dell'essere cristiani.
Il brano è introdotto dalla domanda di un anonimo ("un tale") che fa riferimento a una questione molto dibattuta nel giudaismo del tempo di Gesù: le condizioni della salvezza; anche in Luca 10,25 e 18,18 viene ripetuta la domanda: "che devo fare per ottenere la vita eterna?"
Ora, al tempo di Gesù i farisei sostenevano che gran parte degli ebrei - anzi per alcuni rabbini tutti quanti - si sarebbero salvati, in forza della loro appartenenza al popolo eletto; nei circoli apocalittici, invece, prevaleva l'opinione opposta: solo pochi eletti osservanti si sarebbero salvati.
La domanda fatta al Nazareno verte dunque su questo interrogativo. Ma, come spesso accade nei Vangeli, Egli non risponde direttamente, non soddisfa la curiosità dell'interlocutore, non prende posizione sulla dibattuta questione teologica: si salveranno tutti, o molti, o pochi?
Gesù non risponde alla domanda, per far capire che il vero nocciolo della questione non sta lì e che il problema su cui interrogarsi è un altro; non deve importare a noi se si salvano in tanti o pochi, perché questo rientra nel mistero di Dio. Quello di cui ci dobbiamo preoccupare è ben altro, e cioè che la salvezza non è un fatto tranquillo e scontato per nessuno: né per chi allora osservava la Legge (gli ebrei), né per chi oggi si attiene a comandamenti e precetti della Chiesa (i cristiani); la salvezza non è automaticamente conferita per il solo fatto di appartenere al popolo di Dio.
Così da una domanda sugli "altri" (sono pochi o tanti "quelli" che si salvano?), il Maestro fa passare l'interlocutore a una domanda che riguarda invece proprio lui, di conseguenza ogni uomo, e dunque anche ciascuno di noi! Il Signore pertanto si rivolge a tutti con un chiaro imperativo: "Sforzatevi "voi" di entrare....". Quindi: preoccupatevi della vostra situazione, del vostro impegno attuale, vedete di essere voi vigilanti (richiamo contenuto anche nel vangelo della 19° domenica anno C).
"Sforzatevi di entrare per la porta stretta...."dice Gesù al v.24. Che cos'è questa porta stretta? L'immagine evoca certamente qualcosa di molto duro, difficile e impegnativo, mentre la porta larga fa venire in mente facilità e superficialità; ma soprattutto la via stretta è quella che, per chi si mette alla sequela di Gesù, passa attraverso il Getsemani e il Golgota: è la via dell'amore nella dedizione di sé e nella sofferenza. A questo deve essere preparato il discepolo di Cristo, a vivere la propria esistenza nell'amore, nel servizio e nel dono di sé; e, se gli verrà domandato, deve essere disposto (con l'aiuto della Grazia) persino a sacrificare la propria vita per amore.
Questo è ciò che è richiesto per far parte del Regno di Dio, che - come ben ha messo in luce il Concilio Vaticano II° - non coincide con la Chiesa visibile, cui appartiene ogni battezzato.

"..vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti....verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio" (vv.28-29).
Da chi è costituita questa folla sterminata d'ogni dove, di cui parla Gesù? Proprio da tutti quegli uomini di buona volontà che, pur senza conoscere la Legge e il Vangelo, sono continuamente alla ricerca della verità e della giustizia, vivono secondo i dettami della propria coscienza, che Dio ha immesso in ogni sua creatura e che porta a cogliere, amare e rispettare quei valori universali che ritroviamo in ogni civiltà. Ecco, questi sono coloro che, magari senza neppure saperlo, si troveranno al banchetto del Regno (tipica metafora biblica per indicare la vita eterna con Dio).
E- sorpresa! - forse avranno meritato anche di più di quei cristiani, osservanti e praticanti, che però sono troppo sicuri di sé, convinti che la salvezza sia loro dovuta in quanto battezzati, e incapaci di mettere in pratica il comandamento di Gesù: "Amate come Io vi ho amato!" (cfr. Giov. 15,12); ecco perché Gesù conclude: "ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi".

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