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3 Novembre- XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Lc 19, 1-10  Anno C

 

"Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: ‘Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua'. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: ‘E' entrato in casa di un peccatore!'"

Tutti mormoravano: chiunque volesse dirsi un buon ebreo evitava con cura ogni contatto con i disprezzati pubblicani, considerati pubblici peccatori in quanto oppressori del loro popolo, perché avevano accettato di fare gli esattori delle tasse per conto degli odiati Romani occupanti, spesso poi esigendo più del dovuto per incamerarlo a proprio vantaggio. Tutti li evitavano, ed ecco che invece addirittura un maestro nella fede si autoinvitava a casa di uno di loro! Forse gli abitanti di Gerico non si sarebbero stupiti se avessero saputo che Gesù aveva scelto uno dei suoi dodici apostoli proprio tra i pubblicani (è Matteo, l'evangelista) e se avessero sentito la parabola di domenica scorsa, del fariseo e del pubblicano recatisi nel tempio a pregare. Non si sarebbero meravigliati, se avessero conosciuto come Gesù aveva trattato altri peccatori, quali la donna colta in flagrante adulterio, la samaritana dai cinque mariti, la prostituta che gli aveva lavato i piedi con le proprie lacrime. Non si sarebbero scandalizzati, se l'avessero sentito quando aveva detto chiaro: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

Certo, l'atteggiamento di Gesù non va scambiato per tolleranza o indifferenza davanti al peccato. La sua è invece la sollecitudine del buon pastore, che va in cerca della pecorella smarrita per riportarla all'ovile, e quando vi riesce è lui il primo a rallegrarsi. Vi riesce, tornando al vangelo di oggi (Luca 19,1-10), con Zaccheo, il quale dimostra di capire bene il senso del sorprendente gesto di Gesù: riconosce di essere un peccatore, e corrisponde all'inattesa benevolenza del maestro dichiarando: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto".

Il comportamento di Zaccheo risulta commendevole, per vari motivi. Anzitutto egli restituisce il maltolto, e con gli interessi! Non basta infatti pentirsi del male commesso; un pentimento sincero comporta anche la riparazione, per quanto possibile, e non solo in fatto di furti o imbrogli; ad esempio, comporta il chiedere scusa a quanti avessimo deliberatamente offeso. In secondo luogo, egli dimostra attenzione verso i meno fortunati. Non sarà sempre necessario distribuire metà dei propri beni ai poveri; ma riconosciamolo: quante volte restiamo insensibili, davanti a chi potremmo facilmente soccorrere.

Merita poi una sottolineatura il fatto che Zaccheo si sia lasciato incuriosire dalla persona di Gesù; non gli è bastato quello che gli avevano raccontato di lui: ha voluto accertarsi di persona., è andato a cercarlo. Somiglia in questo a un altro personaggio del vangelo, il nobile e colto Nicodemo, quello che è andato da Gesù di notte per chiedergli spiegazioni, e da allora è diventato un suo discepolo, uno dei pochi rimastigli fedeli sino al calvario. Zaccheo e Nicodemo: due uomini tra loro diversissimi, divenuti però entrambi un esempio per quanti invece si fanno bastare il "sentito dire", e così non sanno quello che perdono; un incontro con il divino Maestro, una adeguata conoscenza di lui, può davvero cambiare la vita. Dopo aver espresso i suoi propositi, il pubblicano di Gerico si è sentito rivolgere parole decisive: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza". Conoscere da vicino Gesù potrà comportare che quelle parole valgano anche per noi.

 

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