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24 Novembre - Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

Commento al Vangelo della XXXIV Domenica del Tempo Ordinario

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

Lc  23, 35 - 43   Anno C

 

Questa domenica è una domenica speciale, per due motivi fondamentali. E' l'ultima domenica dell'anno liturgico dedicata a Gesù Re dell'Universo ed è la domenica conclusiva dell'Anno della fede, indetto da Papa Benedetto XVI (attuale Papa emerito) ed aperto ufficialmente il 12 ottobre dello scorso anno, che si conclude oggi con la solenne celebrazione eucaristica in San Pietro, presieduta da Papa Francesco. Per l'uno e l'altro motivo questa domenica ci coinvolge personalmente e ecclesialmente su un concetto essenziale della fede: Cristo, Re dell'Universo, il Salvatore e il Redentore dell'uomo, l'alfa e l'omega, l'inizio e il termine di ogni cosa esistente nel tempo e nell'eternità.

La domanda che i soldati e uno dei due malfattori inchiodati alla croce come Gesù rivolgono a Lui, con rabbia, sfidandolo, mettendolo alla prova e deridendolo pubblicamente, è chiara: "Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi e poi crederemo in Te". La salvezza che si attendono da Gesù Crocifisso, il Re dei Giudei appeso al più infamante dei patiboli, era quella fisica, dalla morte corporale, dal dolore.

Gesù non salva da questa esperienza della croce né se stesso, né gli altri, in quanto è lì a fare la volontà del Padre e a portare a compimento l'opera della redenzione, paradossalmente, proprio attraverso la croce e il dolore più grande per un uomo. L'aveva chiesto al Padre nell'orto del Getsemani, quando vedendo davanti a se tutto il dramma della sofferenza, chiede, per tre volte, di liberarlo dall'atroce supplizio della morte in croce, dal calice amaro della passione. Ma la storia personale di questo singolare Re, non secondo i cliché del potere di ieri e di sempre, si conclude con il patibolo, pur essendo innocente, pur essendo, diversamente da altri Re della terra che nella storia hanno sperimentato la morte violenta, il Figlio di Dio, Colui che era passato nel mondo beneficando tutti, sanando e guarendo, nel corpo e nello spirito, le persone. Era il Re mite ed umile, nato da una famiglia povera, nato povero, vissuto povero, morto più povero che mai, addirittura appeso al legno della Croce. La regalità di Cristo è espressa in questo atto di amore supremo per l'uomo. Per questa umanità, Egli non disdegna di offrirsi sulla croce per noi, fino a versare l'ultima goccia del suo sangue innocente e immacolato per l'umanità. Egli è il Re dei Giudei e di tutti, come sintetizza l'iscrizione posta sul suo capo, per disposizione di Pilato. La sua signoria e regalità ingloba tutti gli uomini e tutte le religioni, tutti i credi e tutte le nazioni. Muore nella città santa, Gerusalemme, la città della pace e della riconciliazione, muore su un monte, il Calvario, e da questo singolare trono esercita la sua regalità con l'Amore, con la sofferenza, con il perdono, con la sete di giustizia che estinguerà con la sua morte, dicendo con una sintetica espressione dalla sua bocca "Tutto è compiuto".

Un Re che non lascia in sospeso il suo programma politico e di governo, il suo progetto economico, il suo piano di risanamento e di rinascita della gente. Egli porta a compimento ogni cosa, perché in Lui c'è la linea di demarcazione chiara tra il bene e il male, tra la salvezza e la perdizione, come ricordiamo nella preghiera iniziale, la colletta, di questa celebrazione: "O Dio Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell'amore, liberaci dal potere delle tenebre; fa' che camminiamo sulle orme del tuo Figlio, e come lui doniamo la nostra vita per amore dei fratelli, certi di condividere la sua gloria in paradiso".

Gesù ci chiama a regnare con Lui con il potere e l'esercizio dell'amore, mettendo da parte ogni odio, violenza, ingiustizia, offesa, dittatura della mente e del cuore, lo strapotere di ogni forza devastante del Dio denaro e del godimento materiale. Egli ci invita a regnare con Lui dalla Croce, con la carità che si fa servizio e attenzione verso gli ultimi e i più bisognosi di questo pazzo mondo, folle al punto tale che non sa più differenziare il vero bene dal vero male.

Gesù il Redentore, discendente della stirpe di Davide, unto e consacrato re non del solo popolo eletto ma di tutto l'universo, è stato scelto ed inviato dal Padre nel mondo per ridare vita vera e la felicità senza fine all'umanità immersa nel peccato e nelle tenebre, come ci ricorda l'Apostolo Paolo nel brano della seconda lettura della liturgia odierna, tratto dalla sua lettera ai Colossesi.

La missione di Cristo di redenzione del genere umano, si comprende alla luce dell'identità del Cristo stesso.

Chi sei tu, Gesù, ci domandiamo oggi, come fecero tanti tuoi discepoli dubbiosi che pure ti avevano conosciuto, seguito ed erano presenti ai piedi del Calvario?

Se tu sei il Cristo, facci scendere dalle nostre croci e noi crederemo in te.

Per aiutarci a capire quale sia l'identità del Cristo, Paolo fissa in una delle pagine più belle e significative della sua Cristologia, la persona di Gesù. Questi è il Cristo in cui crediamo, che amiamo, che adoriamo, che aspettiamo nella gloria, che ci conforta nelle difficoltà, che ci prende per mano e ci risolleva dal fango, dalla melma del peccato, dalla miseria umana, ci libera dalle passioni ingannatrici del mondo ed estingue in noi ogni minima sete di odio e vendetta.

Gesù Tu sei davvero il nostro Re, il Re di tutto e di tutti, il Re dell'universo.

Signore Tu sei il nostro Re e inginocchiati davanti a Te, ti chiediamo perdono se spesso non Ti abbiamo riconosciuto come nostro Salvatore e non abbiamo scoperto il tuo volto crocifisso nei poveri di questa terra. Non ti abbiamo cercato nel volto luminoso delle persone sante e generose che ci hai fatto conoscere e messe sul nostro cammino di vita umana e cristiana. Signore, fa' che noi possiamo sperimentare la stessa gioia e consolazione del buon ladrone che con umiltà e cosciente della sua sorte finale, ti chiese: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». E tu rispondesti: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Facci vivere con Te, Signore, il Paradiso su questa terra e soprattutto nel tuo Regno di infinita luce e pace nella santa Gerusalemme.

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