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1° Dicembre - I Domenica di Avvento

Commento al Vangelo della I Domenica di Avvento

Mt  24,  37- 44  Anno A

 

Inizia l'«Avvento», un ter­mine latino che significa avvicinarsi, camminare verso... Tutto si fa più prossimo, tutto si rimette in cam­mino e si avvicina: Dio, noi, l'altro, il nostro cuore profon­do.

L'avvento è tempo di strade. L'uomo d'avvento è quello che, dice il salmo, ha sentieri nel cuore, percorsi dai passi di Dio, e che a sua volta si mette in cammino: per risco­prirTi nell'ultimo povero, ritrovarTi negli occhi di un bimbo, vederTi piangere le la­crime nostre oppure sorride­re come nessuno (D.M. Turol­do).

L'avvento è tempo di atten­zione. Il Vangelo ricorda i giorni di Noè, quando «nei giorni che precedettero il di­luvio gli uomini mangiava­no e bevevano, prendevano moglie e marito e non si accorsero di nulla». Alimentar­si, sposarsi sono azioni della normalità originaria della vi­ta. Sono impegnati a vivere, a semplicemente vivere. Con il rischio però che la routine non faccia avvertire la straor­dinarietà di ciò che sta per accadere: e non si accorsero di nulla. Loro, del diluvio; noi, dell'occasione di vita che è il Vangelo. Lo senti che ad o­gni pagina Gesù ripete: non vivere senza mistero! Ti pre­go: sotto il familiare scopri l'insolito, sotto il quotidiano osserva l'inspiegabile. Che o­gni cosa che diciamo abitua­le, possa inquietarti (B. Bre­cht).

I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «Il vizio supremo della nostra epoca è di essere superficiale» (R. Pa­nikkar). Invece occorre l'at­tenzione vigile delle senti­nelle, allora ti accorgi della sofferenza che preme, della mano tesa, degli occhi che ti cercano e delle lacrime si­lenziose che vi tremano. E dei mille doni che i giorni reca­no, delle forze di bontà e di bellezza all'opera in ciascu­no, ti accorgi di quanta luce, di quanto Dio vive in noi: «Il vostro male è di non rendervi conto di quanto siete belli!» (Dostoewski).

Avvento: tempo per attende­re, perché qualcosa o qual­cuno manca. Come i soldati romani detti «desiderantes» che, riferisce Giulio Cesare, attendevano vegliando sotto le stelle i compagni non ancora rientrati all'accampa­mento dopo la battaglia. At­tendere è declinazione del verbo amare.

Avvento: tempo per desidera­re e attendere quel Dio che viene, dice il Vangelo di oggi, con una metafora spiazzan­te, come un ladro. Che viene nel tempo delle stelle, in si­lenzio, senza rumore e clamore, senza apparenza, che non ruba niente e dona tut­to. Si accorgono di lui i desi­deranti, quelli che vegliano in punta di cuore, al lume delle stelle, quelli dagli occhi profondi e trasparenti che sanno vedere quanto dolore e quanto amore, quanto Dio c'è, incamminato nel mon­do. Anche Dio, fra le stelle, co­me un desiderante, accende la sua lucerna e attende che io mi incammini verso casa.

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