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Ascensione del Signore

Commento al Vangelo nella Solennità dell’Ascensione del Signore

Anno B

Il brano del Vangelo che ascoltiamo questa settimana racconta l’ultima apparizione di Gesù ai suoi discepoli. Questo brano è tratto dal Vangelo di Marco e sono le parole che chiudono questo testo sacro e quindi di particolare importanza.

La solennità dell’Ascensione e le parole del Vangelo ci fanno notare due aspetti molto importanti: l’Ascensione fa alzare il nostro sguardo al cielo per volgere i nostri occhi a Gesù glorificato che siede alla destra del Padre. Inoltre ci  inserisce nel dinamismo della Grazia e ci Gesù risorto invia, come gli Apostoli, a diffondere la fede in tutto il mondo e a trasformarlo secondo il disegno di Dio, grazie alla forza ricevuto dallo Spirito Santo.

Vivere la solennità dell’Ascensione non significa rimanere con lo sguardo rivolto al cielo, ma la contemplazione del Cristo ci spinge alla missione verso i fratelli. Le due dimensioni della missione e della contemplazione sono strettamente legate, non è possibile viverle in modo separato, non esiste contemplazione che non si apra all’evangelizzazione e non può esserci evangelizzazione se non è sostenuta dalla contemplazione.

Il Signore per compiere il suo volere sceglie un piccolo gruppo di uomini di Galilea: a undici uomini modesti che non hanno particolari capacità, Gesù affida il compito di andare in tutto il mondo per predicare ed annunciare la buona notizia del Vangelo. Il progetto di Dio oggi è affidato alla Chiesa, il mandato e la missione che Gesù ci dona anche oggi è quella dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo, un nuovo annuncio, in una società che troppo si è sclerotizzata nel secolarismo. Molte volte abbiamo ascoltato la voce del nostro Papa Benedetto XVI richiamare la necessità di una nuova evangelizzazione, di un secondo annuncio, ri-evangelizzare  coloro che hanno già ascoltato un primo annuncio, far rinascere la bellezza e la gioia di una vita cristiana senza mai dimenticare l’importanza di continuare a vivere con entusiasmo il primo annuncio. La Chiesa è formata da ognuno di noi, siamo tutti chiamati da Cristo e da lui siamo inviati verso i fratelli, in questa missione non siamo soli, ma Signore opera in noi e ci sostiene nella prova “questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Questa missione produce frutti meravigliosi: tutti diventiamo un solo corpo, il corpo stesso di Cristo risorto, come di­ce Paolo nella Lettera agli Efesini. In modo misterioso, noi di­ventiamo membra del Cristo risorto. Viviamo con un solo spiri­to, lo Spirito Santo. Siamo a servizio di un solo Dio, che è “Padre di tutti, è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti… A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo”. Ciascuno di noi ha un suo compito da svolgere. Ciascuno deve ascoltare e riflettere sulla parola di Gesù, per ca­pire qual è il suo compito. E ciascuno deve pregare, per ricevere lo Spirito Santo, così da poter realizzare ciò che Gesù vuole o, me­glio, così che Gesù stesso possa realizzare tramite lui la sua ope­ra di salvezza, che si estende sino agli estremi confini della terra.

L’Ascensione di Gesù mette nei nostri cuori una grande spe­ranza: non solo quella di raggiungere un giorno lui nel cielo, ma anche quella di ricevere subito da lui le grazie necessarie perché la nostra vita sia veramente bella, degna di Dio e degna della vo­cazione che egli ci dà. Dobbiamo desiderare che la nostra esistenza sia per noi sorgente di gioia profonda, perché vale veramente la pena di essere fedeli a Cristo asceso al cielo, il quale distribuisce continuamente i suoi doni agli uomini di tutti i tempi.


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