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Trent'anni dalla morte di Paolo VI

La nostra Parrocchia ha dedicato le giornate del 25 e 26 ottobre 2008 a riflessioni e testimonianze sulla figura del grande Pontefice Paolo VI. S. E. Mons. Semeraro, nostro Vescovo, ha accolto con gioia e volentieri l’invito del Parroco, Mons. Umberto Galeassi  e del Consiglio Pastorale Parrocchiale, a presiedere la commemorazione con una interessante riflessione sulla figura del Pontefice e del suo delicato pontificato. L’incontro ha avuto inizio con la visita alla mostra allestita dai ragazzi e giovani, nella quale si sono potute ammirare le fasi più salienti della vita e del pontificato del Papa Paolo VI nonché della Sua visita alla parrocchia nell’indimenticabile pomeriggio del 3 settembre 1971. La raccolta fotografica è stata una autentica testimonianza dell’affetto e della benevolenza che il Pontefice ha avuto alla nostra parrocchia. Presenti nell’Auditorium, con Mons. Semeraro, sono stati il Presidente del Consiglio della Città di Albano Laziale, Marco Silvestroni, alcuni Assessori, e il Comm. Franco Ghezzi ( al tempo aiutante di camera di Paolo VI) con ottima partecipazione dei fedeli.

 

 Stupenda è stata la proiezione di un coinvolgente e particolarmente toccante cortometraggio riproducente le immagini della visita di Paolo VI e l’ascolto della Sua viva voce.

Ha preso quindi la parola il Vescovo che, per meglio focalizzare la figura di Paolo VI, ha rievocato un pensiero di S.E. Mons. Pasquale Macchi (segretario personale di Paolo VI ) tornato alla Casa del Padre nel 2006, il quale da alcune confidenze del 1979, affermava:

“… sono stato accanto ad una luce abbagliante e ben poco mi sono illuminato. Ho vissuto accanto ad un fuoco ardente e il mio cuore si è appena riscaldato. Ho scoperto una sorgente di acqua limpida ma non ho saputo dissetarmi compiutamente”.

 Mons. Semeraro, evocando altre testimonianze, ha proseguito sottolineando la centralità del linguaggio di Paolo VI, l’importanza delle parole e dei gesti. Tutti i suoi viaggi pastorali- ha sottolineato il presule- sono stati dei gesti a cominciare dal Viaggio in Terra Santa. È stato il primo Papa che, dopo Pietro, ha toccato questo suolo sacro; poi il viaggio a Bombay strettamente collegato a quello effettuato all’Assemblea dell’ONU in pieno svolgimento del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il Vescovo, ha poi ricordato il viaggio a Ginevra nel 1969 al Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove Paolo VI affermò:”… eccoci dunque in mezzo a voi. Il nostro nome è Pietro e la Scrittura ci dice quale significato Cristo ha voluto attribuire a questo nome, quali dovei esso ci impose, la responsabilità dell’Apostolo e dei suoi successori”.

 Nel riflettere sulla figura di Papa Paolo VI, Mons. Semeraro nella sua sapiente esposizione, ha rievocato la solenne e ieratica figura di Papa PIO XII e del Papa Giovanni XXIII, predecessori di Paolo VI e di Papa Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II. Ha poi sottolineato come Paolo VI non ha avuto vita facile, per questo sono state ricordate le contestazioni studentesche e di fabbrica del 1968. Il Vescovo, ha ricordato il pensiero dello storico gesuita Giacomo Martina che, sulla figura di Paolo VI, ha affermato:”… la sua autentica grandezza, che sarà certamente riconosciuta dalla storia giustiziera di troppi facili giudizi sommari, no consiste in gesti eroici … ma nella ricerca umile, faticosa, dura , paziente, mille volte ripetuta della strada da percorrere”.

Mons. Semeraro ha pure sottolineato il tipo di grandezza di Paolo VI nel far fronte ad un periodo storico particolarmente difficile e delicato per fatti accaduti in Italia e nel mondo. A tale proposito, basta pensare al periodo della guerra fredda tra USA/NATO da una parte e l’Unione Sovietica/alleati del Patto di Varsavia dall’altra, e il rapimento e la barbara uccisione dello statista Aldo Moro, amico personale di Paolo VI, da parte delle brigate rosse.

Nella illustrazione della figura di Paolo VI, il Vescovo ha messo in risalto come fu importante per questo Pontefice la scelta del nome. Infatti, il Card. Montini, in Conclave, non ha scelto di prendere il nome di “Paolo” in onore del suo predecessore Paolo V vissuto nel periodo di sfarzo seicentesco e che finanziò il completamento della Basilica di San Pietro, ma dell’Apostolo Paolo. Scegliere questo nome significava la volontà di camminare sulle orme di un innamorato di Cristo, sulle orme di colui che affermava:” per me vivere è Cristo”.

 Per Giovanni Battista Montini, quindi, chiamarsi “Paolo”, significava chiamare la Chiesa alla evangelizzazione e alla semplicità che, come ha precisato il presule, è “bellezza”. È quella semplicità che ha sempre contraddistinto il pontificato di Papa Paolo VI, come quando ha rinunciato all’uso della “tiara papale”, simbolo della potenza del romano Pontefice, fino alle disposizioni testamentarie dopo la sua morte, nel preferire le esequie semplici e una sepoltura nella nuda terra con il solo umile segno, che indichi il luogo e l’invito a cristiana pietà. La sua bara fu semplicissima, di legno chiaro, deposta sul sagrato della Basilica di San Pietro. La stessa cosa è avvenuta per i suoi due successori che non mancarono mai di richiamarsi a Paolo VI e ricordarlo come loro guida spirituale nell’esercizo del ministero apostolico.

 Altro tema trattato da S. E. Semeraro, è l’aver messo in primo piano l’alto livello intellettuale di Paolo VI, ricordando come venne definito:”il Papa della fedeltà al passato”e, per alcuni teologi del tempo “l’uomo della riflessione, l’uomo del cuore, l’uomo del contatto con gli uomini e con Dio”.

 Nella vasta esposizione, il Vescovo ha trattato anche il tema delle encicliche di Paolo VI, citando d’apprima l’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus” sul celibato sacerdotale con la quale il Papa riconfermò quanto decretato, in merito, dal Concilio di Trento; per poi seguire nel trattare con molta incisività e dando notevole rilievo all’enciclica “Humanae Vitae” e al dibattito lacerante che si innestò in seno alla Chiesa e nella società civile sulle posizioni prese dal Pontefice in merito alla contraccezione, tutto in un’epoca in cui il cattolicesimo vedeva sorgere fra i fedeli dei”distinguo di laicismo” che hanno appannato la Sua autorevolezza nei rapporti con il mondo laico. Inoltre- ha aggiunto Mons. Semeraro- quante offese dovette sopportare il Papa nel difendere la sua enciclica e, a tale proposito, ha ricordato come il letterato Arturo Carlo Jemolo ha sempre descritto Paolo VI “l’uomo del Golgota”, l’uomo del Calvario. Con l’enciclica “Humanae Vitae” Papa Montini ricevette molte critiche, soprattutto da parte di laici, ma non ritrattò mai neppure una parola dell’enciclica.

 Certo, nella trattazione della figura del servo ci Dio Paolo VI, non potevano mancare, da parte del relatore, riferimenti al Concilio Vaticano II. Papa Montini, uomo mite e riservato, dotato di vasta erudizione e, allo stesso tempo, profondamente legato a un’intensa vita spirituale, seppe proseguire il percorso innovativo iniziato da Giovanni XXIII, consentendo una riuscita prosecuzione del Vaticano II.

Il particolare è stato messo in risalto, come portò ottimamente a compimento il Concilio con grande capacità di mediazione garantendo la solidità dottrinale cattolica in un periodo di rivolgimenti ideologici e aprendo fortemente le porte verso i temi del Terzo mondo e della pace. Da una parte Egli appoggiò l’“aggiornamento” e la modernizzazione della Chiesa, ma, dall’altra, custodì i punti fermi della fede che non dovevano subire in questo processo né ritrattazioni né mimetismi.

 Sul termine “Chiesa”, non solo materiale, ma Chiesa spirituale, Mons. Semeraro ha volentieri preso spunto da quanto affermato da Paolo Vi nel discorso del 3 settembre 1971 in occasione della visita alla Parrocchia “Cuore Immacolato della Vergine Maria”, trasmesso in apertura della commemorazione del trentennio della Sua morte.

Paolo Vi, infatti, riferendosi alla costruzione del complesso parrocchiale, affermò che la costruzione vera della Chiesa non è quella materiale, bensì quella spirituale.

Il Vescovo Semeraro, infine ha riferito la testimonianza “inaspettata” del Card. Giuseppe siri, considerato come uno dei prelati conservatori all’interno della Chiesa cattolica, che con sapienza e alta proprietà di linguaggio ha definito la grande personalità di Montini come uomo, come presbitero e come Sommo Romano Pontefice.

 Al termine della chiara e preziosa riflessione del nostro Vescovo, ha brevemente preso la parola il parroco, Mons. Umberto Galeassi, che nel sottolineare con quale affetto e benevolenza il papa Paolo VI ha sempre guardato la Parrocchia attraverso la preziosa figura dell’allora Direttore delle Ville Pontificie, Comm: Emilio Bonomelli e del Comm. Franco Ghezzi, ha evocato le varie fasi e le molteplici difficoltà affrontate per realizzazione dell’attuale complesso parrocchiale. Non è mancato un sincero ringraziamento a tutti coloro che, con grande spirito di sacrificio, vi hanno partecipato, e perfino i bambini rinunciavano a qualche ghiottoneria per devolvere un piccolo, ma grande di significato, risparmio come contributo.

 Nel concludere la sua esposizione Mons. Galeassi ha ricordato che è in corso la causa di beatificazione del Servo di Dio Paolo VI e, rivolgendo il vivo desiderio che quanto prima possa avere gli onori dell’Altare, ha auspicato che, come in vita Paolo VI ha sempre guardato con benevolenza la nostra Parrocchia, possa continuare a farlo dalla Casa del Padre, che è nei cieli.

Il giorno seguente, domenica 26 ottobre in occasione della Festa della Dedicazione della Chiesa, a conclusione della Commemorazione del Trentennio del pio transito del Servo di Dio Papa Paolo VI, S. E.Mons. Marcello Semeraro ha presieduto la Liturgia Eucaristica.

 Vada il ringraziamento al nostro Vescovo per aver accolto con gioia l’invito a partecipare, con zelo e saggezza, e al parroco Mons. Umberto Galeassi che si è fatto promotore con il Consiglio Pastorale Parrocchiale nel progettare e attuaitato tributo di riconoscenza questa commemorazione, offrendo un giusto e meritato tributo di riconoscenza ad un così grande Pontefice, nostro benefattore, quale è stato il Servo di Dio, Paolo VI.

 

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